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Chi cerca un corso di cucina a Roma sceglie spesso in dieci minuti, e le classi che trova non sono tutte uguali. In alcune l'impasto lo fai tu, alla tua postazione, dall'inizio alla fine; in altre resti seduto in fila a guardare qualcuno tirare la sfoglia dietro un bancone, e alla fine arrivano un assaggio e una foto.
Non è colpa di chi prenota. Le pagine di prenotazione si somigliano tutte: foto di tagliatelle, uno chef che sorride, la parola hands-on scritta tre volte. Quello che dovrebbe distinguere una classe dall'altra, cioè cosa fai tu con le mani per due o tre ore, sta in fondo, in piccolo, oppure non c'è.
Questa guida la scriviamo da dentro: gestiamo una cucina nel centro storico, in Piazza Margana 22. Qui sotto ci sono le cose che guarderemmo noi prima di prenotare, formato per formato, senza fare nomi.
Hands-on vuol dire che l'impasto lo fai tu, non che lo guardi da vicino
La prova è semplice: alla fine della lezione, il piatto che mangi lo hai fatto tu dall'inizio alla fine, o lo ha fatto lo chef mentre tu tenevi la ciotola?
Nella nostra cucina ogni persona ha la propria postazione e prepara una porzione intera. Lo chef spiega, passa fra i banchi, corregge: se la sfoglia è troppo spessa te lo dice mentre la stai tirando, non dopo. È il modo in cui insegniamo in tutti i nostri corsi di cucina, dal gelato al tour del mercato.
Il contrario esiste e ha una sua dignità: una dimostrazione con assaggio è una cena con spettacolo. Solo che non ti insegna niente che tu possa rifare a casa martedì, perché la sfoglia si impara con le mani.
Chiedi quante postazioni ci sono e quante persone lavorano su ciascuna. Se la risposta è vaga, la risposta è già quella.
Quanti siete in sala e cosa cambia
Il numero in sé conta meno di quanto si creda. Conta il rapporto fra chi cucina e chi corregge, e conta se ognuno ha davanti il proprio impasto.
Una classe condivisa mette al banco accanto al tuo persone che non conosci, e per chi viaggia in due è spesso la parte migliore: si confrontano gli gnocchi storti, si passa la farina, si finisce a tavola a raccontarsi il viaggio. Il ritmo lo tiene lo chef, gli orari sono quelli fissi della giornata.
Quello che cambia sul serio è se esiste l'ultima fila. Dove si lavora a turni su un unico banco, chi è timido guarda e basta, e torna a casa con la foto di un piatto fatto da altri.
Leggi il menu, non il titolo: cosa insegna davvero un corso di cucina a Roma
Il titolo dice "pasta". Il menu dice cosa mangerai e cosa saprai fare dopo, ed è l'unica cosa che conta.
Carbonara, cacio e pepe e amatriciana. È il laboratorio di pasta romana: nella stessa lezione si fanno i tre sughi classici della città e la pasta fresca a mano che ci va sotto. Il menu è a base di carne, guanciale in due piatti su tre, quindi non è per un vegetariano. La carbonara la insegniamo con le dosi della nostra ricetta della carbonara, un tuorlo e 50 grammi di guanciale a persona, ed è il corso di carbonara che consigliamo a chi viene a Roma per i classici.
Pasta fresca e tiramisù. Si parte da farina e uova, ognuno lavora il proprio impasto, si imparano i formati e si chiude con il tiramisù classico. Adatto ai vegetariani, è la classe per chi vuole la tecnica di base della sfoglia, quella della pasta fresca all'uovo.
Pizza e gelato. Impasto da zero, stesura a mano, forno, poi il gelato fatto in casa. È il menu pensato anche per famiglie e piccoli gruppi.
Gelato. Un laboratorio breve sul gelato artigianale, da zero, con ingredienti semplici: una tecnica sola, fatta per intero.
Spritz e spaghetti. Spaghetti freschi a mano con l'Aperol Spritz versato mentre si lavora. È la classe da aperitivo.
Mercato e cucina. Prima la spesa in un mercato romano con lo chef, scegliendo gli ingredienti di stagione, poi in cucina per un menu completo, sapendo da dove arriva ogni cosa.
Se un menu non elenca i piatti uno per uno, non sai cosa stai comprando.
90, 150, 180 o 240 minuti: quanto tempo serve davvero
La durata la decide la ricetta, non il marketing. Un impasto di pasta fresca si lavora dieci minuti e poi riposa mezz'ora avvolto nella pellicola: quel tempo non si comprime, e una classe che promette pasta fatta a mano in un'ora te la fa trovare già pronta, o te la fa tirare senza riposo, e si vede.
90 minuti è il gelato. Sta fra due musei o prima di cena, e si esce sapendo rifarlo.
150 minuti sono la carbonara con gli altri due sughi, la pizza con il gelato e lo spritz con gli spaghetti. Due preparazioni, con i tempi morti dell'una, il riposo di un impasto per esempio, riempiti dall'altra.
180 minuti è la pasta fresca con il tiramisù, la durata giusta per chi vuole la sfoglia sul serio: impastare, aspettare, tirare, tagliare, cuocere. Con meno tempo si salta un passaggio, e quello che si salta è sempre il riposo.
240 minuti è il mercato con la cucina. Mezza giornata, per chi ha tempo e curiosità, non per chi deve essere al Colosseo alle tre.
Chi ha una sola mattina a Roma e vuole "imparare tutto" sceglie sempre male. Una cosa sola, imparata con le mani, si rifà a casa. Cinque cose viste di sfuggita si dimenticano prima dell'aereo.
Celiachia e intolleranze: la classe senza glutine è un'altra classe
Un celiaco in una classe di pasta normale non è coperto da un "usiamo farina di riso per lei". La farina di grano è nell'aria di una cucina dove si stendono dieci impasti, è sulle spianatoie, è sui mattarelli.
Per questo i nostri corsi senza glutine sono classi private e separate, non una variante della condivisa. Ce ne sono due, pasta senza glutine con tiramisù e pizza senza glutine con gelato, tutte e due interamente pratiche, con ingredienti dedicati e lavorazione separata in un ambiente dedicato. La pasta si fa a mano durante la lezione e si finisce a tavola come nelle altre classi.
Il limite va scritto prima: in una classe cucinata con farina di grano, condivisa o privata, non esiste una porzione senza glutine, nemmeno su richiesta. Nei formati per gruppi, famiglie, scuole, aziende e grandi gruppi, funziona al contrario: tutto il gruppo può scegliere uno dei due menu senza glutine. Per i gruppi più numerosi quel menu non è garantito e l'evento si organizza con lo staff.
Le altre allergie si dichiarano in prenotazione, così la cucina prepara invece di improvvisare.
Bambini, famiglie, aziende, studenti: formati diversi, stessa cucina
Il formato cambia chi c'è in sala, non cosa si cucina.
Con i bambini la regola è che a cucinare sono loro. Nei corsi per famiglie genitori e figli stanno allo stesso tavolo, la sala è privata e si sceglie un menu per prenotazione: pizza e gelato è quello che funziona meglio, perché un bambino di sette anni stende la sua pizza da solo e la riconosce quando esce dal forno. Il menu con l'aperitivo non è fra quelli prenotabili per i bambini, e ai minori non viene servito alcol.
Per le aziende conta che nessuno resti a guardare. Negli eventi aziendali il gruppo sceglie un solo menu per tutti, la sala è chiusa al pubblico per la vostra fascia oraria e ogni collega finisce il suo piatto. Gli orari di partenza sono fissi durante la giornata, quindi la sessione sta prima di cena o nel mezzo di una giornata di lavoro. Le esigenze alimentari si raccolgono prima della data.
Con le scuole il laboratorio tiene tutta la classe in sala privata. Nei corsi per gruppi studenti i docenti cucinano con i ragazzi; se il gruppo è di minorenni va segnalato e la tavola viene apparecchiata senza vino. Per universitari ed Erasmus vale lo stesso formato.
Dove si trova la cucina e come si arriva
La nostra cucina è a Piazza Margana 22, 00186 Roma, nel centro storico, a due passi da Piazza Venezia e a pochi minuti a piedi dai Fori Imperiali. Si arriva a piedi da quasi ovunque uno dorma in centro, e per una classe da 150 minuti conta: nessuno vuole un'ora di mezzi per ogni direzione.
"Nel cuore di Roma" nella descrizione non è un indirizzo. Cerca il numero civico, mettilo sulla mappa e guarda dove sei rispetto all'albergo e a quello che hai in programma dopo. Una classe che finisce a tavola non finisce all'orario scritto: si mangia quello che si è cucinato, con vino e caffè inclusi.
Quando conviene la privata
Conviene in quattro casi, e negli altri quasi mai. Quando serve una lingua diversa dall'inglese, perché le classi condivise si tengono in inglese e la privata si può fare in italiano o in spagnolo, scegliendolo in prenotazione. Quando in cucina ci sono bambini o un celiaco, perché quei formati da noi esistono solo in versione privata. Quando siete un gruppo che vuole la sala per sé, con un ritmo che si adatta al più lento e un orario che non dipende dalla lezione condivisa. E quando c'è qualcosa da festeggiare.
Una coppia in viaggio, curiosa, senza esigenze particolari, sta meglio nella condivisa. È più viva, e la tecnica che si impara è identica, perché la classe privata è la stessa classe con la porta chiusa, con gli stessi menu della condivisa. Il menu concordato fissa durata e ricette, e tutto compare nel pannello di prenotazione prima di confermare.
Un errore che vediamo: prenotare la privata "per stare tranquilli" e passare tre ore in silenzio in due. La tranquillità in cucina la dà lo chef che ti corregge, non la porta chiusa.
Le domande da fare prima di prenotare
Bastano dieci righe di email.
- Ho una postazione mia o lavoriamo a turni su un banco unico?
- Cosa cucino io, piatto per piatto, e cosa fa lo chef al posto mio?
- Quanto dura, e quanto di quel tempo è cucina vera e non presentazione?
- Qual è l'indirizzo esatto della cucina?
- In che lingua si tiene la lezione?
- Come gestite celiachia e allergie, con quali attrezzi e in quale spazio?
- Alla fine si mangia seduti quello che ho cucinato, o è un assaggio in piedi?
- Il menu è adatto a chi non mangia carne?
Chi risponde a tutte, con numeri e non con aggettivi, di solito insegna sul serio.
Da dove partire
Se vuoi i classici romani, il corso di carbonara. Se vuoi la sfoglia, la pasta fresca con il tiramisù, e la ricetta del tiramisù con cui si chiude è già qui sul blog. Se viaggi con bambini, la pizza con il gelato. Se hai mezza giornata e curiosità, il tour del mercato con cucina.
Tutte le classi sono nella pagina dei corsi di cucina a Roma, con menu e durata scritti per esteso. Leggi quelli, non il titolo.
Scritto da
Francesco Ieriti
Fondatore di Italian Cooking Classes in Rome e chef, con più di 14 anni nella ristorazione internazionale. Scrive le ricette di questo blog come vengono insegnate in classe a Piazza Margana 22: a persona, errori compresi.


