Come fare l'impasto pizza fatta in casa: la tonda stesa a mano

L'impasto pizza fatta in casa che insegniamo a Roma: farina W 260-300, idratazione 63%, lievito fresco, sei ore o una notte in frigo, forno a 250 °C.

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Francesco Ieriti· 17 set 2026· 11 min di lettura
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Come fare l'impasto pizza fatta in casa: la tonda stesa a mano

Il matterello lo togliamo dal tavolo prima che qualcuno lo prenda in mano. Se resta lì, una mano ci va sopra per riflesso, ogni volta. Non serve. Una pizza tonda si apre con i polpastrelli, e il perché lo capisci al primo panetto: l'aria che il lievito ha costruito in ore di attesa deve restare nel bordo, non finire schiacciata sul piano.

Questo è l'impasto pizza fatta in casa che facciamo nella nostra cucina di Piazza Margana 22, nel centro di Roma, con le dosi che usiamo in classe: 600 g di farina, 380 ml di acqua, 16 g di sale, 4 g di lievito di birra fresco e 12 g di olio, per quattro panetti da 250 g e quattro margherite da 28 cm.

La regola vera è il tempo. Sei ore in cucina, o una notte in frigo: sotto quella soglia nessuna tecnica rimedia, sopra quasi tutto si perdona. Da lì in poi è mestiere di mani, e quello si impara in fretta, di solito al terzo panetto.

Ingredienti dell'impasto pizza fatta in casa per 4 persone

Le dosi complete, condimento compreso, per quattro margherite. A persona: 150 g di farina, 95 ml di acqua, 4 g di sale, 1 g di lievito, 3 g di olio.

  • 600 g di farina 00 per pizza, W 260-300
  • 380 ml di acqua a circa 25 °C, tiepida appena, non calda
  • 16 g di sale fino, mescolato alla farina e mai versato sul lievito
  • 4 g di lievito di birra fresco per la lievitazione di sei ore; 2 g in tutto, mezzo grammo a persona, se l'impasto passa 24 ore in frigo
  • 12 g di olio extravergine d'oliva nell'impasto, più un cucchiaino a pizza a fine cottura
  • 400 g di pomodori pelati, 100 g a pizza, schiacciati a mano con un pizzico di sale
  • 400 g di fior di latte, 100 g a pizza, tagliato a listarelle e scolato 2 ore
  • 40 g di grana grattugiato, 10 g a pizza
  • 8 foglie di basilico, 2 a pizza, messe dopo il forno

La bilancia è l'unico attrezzo su cui non trattiamo. Se hai solo il lievito secco attivo, ne basta un terzo del peso: 1,3 g al posto di 4, 0,7 scarsi al posto di 2, sciolti prima nell'acqua.

Farina per pizza: la forza W conta più della marca

La farina è la cosa su cui si sbaglia prima ancora di aver toccato l'acqua. Per una lievitazione lunga serve una 00 macinata per pizza con W fra 260 e 300: la W è la forza, cioè quanto glutine la farina riesce a costruire e per quante ore lo tiene in piedi. Sotto, l'impasto si affloscia a metà strada e il cornicione cuoce piatto. Sopra, il bordo diventa gommoso.

Sui sacchetti la W spesso non c'è scritta, ma c'è il valore delle proteine, che le corre dietro: fra 11,5 e 12,5% di proteine sei nel posto giusto. Fuori dall'Italia il riferimento è la farina da pane, non quella per tutti gli usi, e nemmeno le farine fortissime sopra il 13,5%.

Chi impasta con una farina più debole di così tenga indietro 20 ml di acqua: una farina debole beve meno.

Idratazione al 63%: l'impasto giusto sembra troppo bagnato

380 ml di acqua su 600 g di farina fanno il 63% di idratazione. È più morbido di quello che ci si aspetta, e nei primi cinque minuti sulla spianatoia sembra un errore: si attacca alle dita, si attacca al piano, e l'istinto dice di aggiungere farina. Non aggiungerla.

Quel 63% è la ragione per cui la pizza esce con il cornicione alveolato invece che con un bordo pieno da pane. L'acqua in più diventa vapore in forno, e il vapore spinge le bolle. A Napoli, nel forno a legna, ne usano un po' meno, perché a 450 °C il disco cuoce in un minuto e mezzo e non ha bisogno di aiuto; a 250 °C, in sette minuti, quell'acqua serve tutta.

Lievito fresco: sei ore in cucina o una notte in frigo

Usiamo lievito di birra fresco, il cubetto da 25 g del banco frigo. Ne servono 4 g per l'intero impasto, e la gente resta stupita. Il lievito non è il motore, è la miccia. Il resto lo fa il tempo.

Strada corta, 4 g. Ciotola coperta a 26-28 °C per circa 4 ore, fino al raddoppio; il forno spento con la lucina accesa sta più o meno lì. Poi i panetti e altre 2 ore sotto un canovaccio. Sei ore in tutto: cominciando a mezzogiorno si cena.

Strada lunga, 2 g. Un'ora fuori, poi 24 ore in frigo in un contenitore chiuso, fino a 48 se ti torna comodo. Ne esce freddo e teso: 2 o 3 ore a temperatura ambiente, poi lo staglio e le 2 ore di riposo dei panetti, uguali alla strada corta. Metà del lievito, perché al freddo lavora piano e ha tutto il tempo che vuole.

Se dobbiamo scegliere, la strada lunga. L'impasto sa di grano e non di lievito, si stende senza ribellarsi e il cornicione prende un colore che in sei ore non arriva.

Come si impasta a mano: 15 minuti e la prova del velo

Prima il lievito nell'acqua, poi il sale nella farina. Non devono incontrarsi da soli: il sale a contatto diretto frena il lievito. Quindi i 4 g (o i 2) sciolti nei 380 ml a 25 °C, i 16 g di sale mescolati ai 600 g di farina, e la farina che entra nell'acqua un terzo alla volta, con una mano sola, finché non resta polvere asciutta. L'olio va per ultimo, a impasto già raccolto, finché smette di sembrare unto.

Poi la spianatoia, e niente farina sul piano. Palmo che spinge via, ripiega, un quarto di giro. Per dieci minuti sembra di non andare da nessuna parte, poi il piano comincia a lasciarlo andare da solo: è il primo segnale. Il secondo arriva verso il quarto d'ora, ed è quello che conta. Stacca una noce di impasto e allargala piano fra i pollici: se regge un velo sottile da vederci la luce attraverso, il glutine ha finito il suo lavoro; se si buca subito, altri tre minuti. Palla con la chiusura sotto, un velo d'olio nella ciotola, un piatto sopra.

Lo staglio. A massa raddoppiata, piano appena infarinato, quattro pezzi da 250 g pesati sulla bilancia, perché due panetti diversi cuociono in tempi diversi. Ogni pezzo si chiude portando i lembi al centro e poi si fa girare sotto la mano a coppa finché la chiusura si sigilla. Sul vassoio infarinato, 10 cm fra l'uno e l'altro, canovaccio sopra. Il test è il dito: un'impronta che risale a metà vuol dire pronto; se risale subito serve altro tempo, se resta lì hai aspettato troppo.

Stesura senza matterello: il disco a 28 cm con i polpastrelli

Il panetto passa nella farina, si gira, si posa sul piano. Da lì lavorano solo i polpastrelli, dal centro verso l'esterno, e gli ultimi 2 cm non si toccano mai. Quella fascia è il cornicione: l'aria che spingi dal centro va a finire lì e ci resta solo se nessuno la schiaccia. Un quarto di giro e si preme di nuovo, si capovolge, si ripete. Arrivati a due terzi del diametro, il disco si solleva sul dorso delle mani e finisce di allargarsi con il suo stesso peso, girando piano. Il punto d'arrivo è 28 cm, con il centro sui 3 mm.

Se il disco si ritira appena lo lasci, non serve forzarlo: il glutine è ancora teso, perché il panetto è uscito dal frigo da poco o il secondo riposo è stato corto. Coprilo e aspetta dieci minuti. In classe è il momento in cui si capisce chi ha già fatto il pane: le mani che hanno impastato sanno aspettare, le altre tirano e bucano il centro.

Il matterello fa il contrario di quello che serve: appiattisce tutto, bordo compreso, e in due passate manda via il gas. Ha senso per la scrocchiarella romana bassa, che è un'altra pizza, non per una tonda con il cornicione.

Forno di casa al massimo: pietra a 250 °C e margherita in 5-7 minuti

Nessuno ha 450 °C in cucina, e la ricetta è costruita attorno a questo limite. Il forno va acceso al massimo, 250 °C nella maggior parte dei forni domestici, con la pietra refrattaria o una teglia pesante rovesciata nel ripiano alto, 40 minuti prima della prima pizza. Non dieci, non venti. La pietra deve restituire al fondo del disco tutto il calore insieme, altrimenti la base cuoce piano e resta bianca e molle.

Mentre i panetti riposano e il forno scalda si prepara il condimento, perché un disco steso non aspetta. Pelati schiacciati con le dita e un pizzico di sale, crudi. Fior di latte a listarelle di mezzo centimetro, in un colino da almeno due ore: il siero che perde lì è lo stesso che altrimenti trovi in una pozza al centro della pizza.

Sul disco: 100 g di pomodoro stesi col dorso del cucchiaio fermandosi al cornicione, 10 g di grana, 100 g di mozzarella. Poi sulla pietra rovente, sportello chiuso, 5-7 minuti. Se il forno è lento, la mozzarella entra a metà cottura. Si tira fuori quando il fondo mostra macchie brune, il cornicione ha fatto le bolle e la mozzarella è fusa ma non è colata al centro. Due foglie di basilico e un cucchiaino di olio fuori dal forno, mai dentro: a 250 °C il basilico diventa nero e amaro.

Una alla volta, e la seconda entra mentre si mangia la prima.

Gli errori che vediamo in classe

L'errore che vediamo più spesso non è nelle mani, è nel calendario. Qualcuno impasta alle sei per cenare alle otto, e nessuna tecnica recupera quattro ore di lievitazione mancanti: il disco si ritira, il cornicione resta piatto.

Poi c'è il lievito a occhio. Un cubetto intero da 25 g in un impasto da 600 g di farina raddoppia in un'ora, sa di birra e in forno si affloscia. Quattro grammi, pesati.

Il terzo è il disco condito che aspetta. Steso, condito e lasciato lì mentre si cerca la pala: il pomodoro attraversa la base, il disco si incolla al piano e arriva in forno ripiegato come un calzone. Un disco condito parte subito, oppure non si condisce.

L'ultimo è lo sportello. Aprirlo per controllare fa uscire in tre secondi il calore che la pietra ha messo quaranta minuti a raccogliere. Si guarda dal vetro, si apre una volta sola, quando il cornicione ha preso colore.

Dove imparare la pizza tonda a Roma

Nella nostra cucina di Piazza Margana 22, in pieno centro. Nel corso di pizza e gelato l'impasto lo fai da zero, lo stendi a mano, scegli il condimento e lo cuoci, e la sessione si chiude con il gelato italiano; dura circa due ore e mezza e alla fine si mangia quello che si è cucinato, con vino, bibite e caffè espresso. Il menù è adatto ai vegetariani e i bambini impastano accanto agli adulti. Per chi vuole la cucina tutta per il proprio gruppo c'è la versione privata dello stesso corso.

Per chi vuole provare anche il gelato a casa: il gelato al pistacchio senza gelatiera e il gelato alla nocciola. Gli altri corsi sono nella pagina dei corsi di cucina.

Dettagli ricetta

La pizza tonda che insegniamo in Piazza Margana 22, nel centro di Roma: impasto da zero con farina 00 per pizza, acqua, lievito di birra fresco, sale e un cucchiaio d'olio, idratazione al 63%, quattro panetti da 250 g aperti a mano, mai col matterello. La regola è il tempo: lievitazione lenta, sei ore in cucina o una notte in frigo, poi forno al massimo su pietra scaldata 40 minuti. Sopra, la margherita: pelati schiacciati a mano, fior di latte scolato, basilico alla fine.

Porzioni4
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Preparazione40 min
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Cottura30 min
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Totale430 min
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DifficoltàMedia
Pizza margherita

Preparazione

1

Sciogli il lievito e raccogli l'impasto

Versa 380 ml di acqua a circa 25 °C in una ciotola e sbriciolaci dentro il lievito di birra fresco: 4 g se cuoci in giornata, 2 g se l'impasto dorme in frigo. Mescola finché sparisce. Aggiungi 600 g di farina 00 in cui hai già mescolato 16 g di sale, un terzo alla volta, lavorando con una mano sola finché non resta farina asciutta. Per ultimo i 12 g di olio, impastati finché la pasta smette di sembrare unta. A questo punto è grezza e appiccicosa, ed è giusto così: al 63% di idratazione per i primi cinque minuti sembra sempre troppa acqua.

2

Impasta 15 minuti fino alla prova del velo

Rovescia l'impasto sulla spianatoia senza aggiungere farina e lavoralo: spingi via col palmo, ripiega, un quarto di giro, di nuovo. Tieni vicino un tarocco per quello che si attacca. Dopo 10 minuti comincia a staccarsi dal piano da solo; dopo 15 la superficie è liscia e un pezzo tirato fra le dita si allarga in un velo così sottile da vederci la luce attraverso, senza strapparsi. Quel velo è il segno che il glutine è formato. Fai una palla con la chiusura sotto e copri.

3

Scegli la lievitazione: sei ore in cucina o una notte in frigo

Strada corta, 4 g di lievito: ciotola coperta a 26-28 °C per circa 4 ore, finché l'impasto è raddoppiato e in superficie compaiono le prime bolle. Il forno spento con la luce accesa dà più o meno quella temperatura. Strada lunga, 2 g di lievito: 1 ora a temperatura ambiente, poi 24 ore in frigo in un contenitore chiuso, fino a 48 se ti torna comodo. L'impasto freddo esce teso, quindi tiralo fuori 2 o 3 ore prima di stenderlo. In entrambi i casi deve essere cresciuto e trattenere piano l'impronta del dito.

4

Dividi in quattro panetti da 250 g e falli riposare

Rovescia l'impasto sul piano leggermente infarinato e taglialo con il tarocco in quattro pezzi da circa 250 g, e pesali: così cuociono nello stesso tempo. Porta i lembi di ogni pezzo verso il centro, giralo e fallo ruotare sotto la mano a coppa finché la chiusura si sigilla e il panetto è liscio e teso. Sistemali su un vassoio infarinato a 10 cm uno dall'altro, coperti da un canovaccio o in una cassetta col coperchio, per 2 ore a temperatura ambiente. Sono pronti quando si sono allargati in cupole morbide e il dito lascia un'impronta che torna su solo a metà.

5

Schiaccia i pelati e scola la mozzarella

Fallo prima di aprire il primo panetto, perché un disco steso non aspetta. Versa 400 g di pelati in una ciotola, schiacciali con le dita, un pizzico di sale e basta: niente cottura, niente zucchero, niente aglio. Taglia 400 g di fior di latte a listarelle di mezzo centimetro almeno due ore prima e lascialo in un colino a perdere il siero; la mozzarella bagnata è quello che allaga la margherita. Grattugia 40 g di grana, stacca 8 foglie di basilico, metti l'olio a portata di mano e accendi il forno a 250 °C con la pietra o una teglia pesante rovesciata nel ripiano alto, per 40 minuti.

6

Apri il disco con i polpastrelli fino a 28 cm

Passa un panetto nella farina, giralo, appoggialo sul piano. Premi con i polpastrelli dal centro verso il bordo lasciando intatti gli ultimi 2 cm: quella fascia diventa il cornicione, e resta ariosa solo se non la schiacci mai. Gira il disco di un quarto, premi ancora, capovolgi, ripeti. Poi sollevalo sul dorso delle mani e lascia che il suo peso lo allarghi, girando piano. Fermati a circa 28 cm di diametro e 3 mm al centro. Se torna indietro è freddo o poco lievitato: aspetta dieci minuti invece di forzarlo. Matterello mai.

7

Condisci e cuoci a 250 °C per 5-7 minuti

Appoggia il disco su una pala infarinata o su un foglio di carta forno. Stendi 100 g di pomodoro col dorso del cucchiaio dal centro verso fuori, fermandoti al cornicione, poi 10 g di grana e 100 g di mozzarella. Falla scivolare sulla pietra rovente e chiudi lo sportello: 5-7 minuti a 250 °C. È pronta quando il fondo ha macchie brune, il cornicione ha fatto le bolle e la mozzarella è fusa senza formare pozze. Fuori dal forno due foglie di basilico e un cucchiaino d'olio. Si serve subito; il panetto dopo entra mentre si mangia il primo.

Cosa va storto al tavolo della stesura

Il matterello è la prima cosa che togliamo di mano, e ogni volta qualcuno resta stupito. Il matterello appiattisce tutto il disco, bordo compreso, e caccia fuori il gas che il lievito ha impiegato sei ore a produrre. Il risultato cuoce piatto e biscottato. I polpastrelli premono solo il centro, e l'aria migra verso il bordo, dove diventa il cornicione gonfio che una margherita deve avere.

Il secondo problema è l'impasto che si ribella. Se il disco si ritira appena lo lasci, il glutine è ancora teso: o il panetto è uscito dal frigo da troppo poco, o il secondo riposo è stato tagliato. Forzarlo strappa il centro. Coprilo, aspetta dieci minuti, e si aprirà da solo.

Terzo, l'allagamento. Troppo pomodoro, mozzarella appena tolta dalla busta, una pozza di siero sotto il formaggio. In un forno di casa a 250 °C la base non ha il calore per asciugare tutto quello in sette minuti, e il centro resta crudo. 100 g di pomodoro stesi sottili, 100 g di mozzarella scolata due ore, e il centro tiene.

Ultimo, lo sportello. Ogni volta che si apre per controllare, la pietra perde calore che non recupera prima che la pizza finisca. Preriscalda per 40 minuti pieni, giudica dalla luce attraverso il vetro, e apri una volta sola, quando il cornicione ha preso colore.

Farina, lievito e mozzarella se impasti fuori dall'Italia

Conta più il tipo di farina che la marca. In Italia chiediamo una 00 macinata per pizza con W fra 260 e 300, cioè capace di reggere una lievitazione lunga senza strapparsi. Fuori dall'Italia la cosa più vicina è la farina da pane con proteine fra 11,5 e 12,5%, non quella per tutti gli usi, che dopo qualche ora si affloscia, e nemmeno una farina fortissima sopra il 13,5%, che rende il cornicione gommoso. Il 63% di idratazione presuppone questa farina; con una più debole trattieni 20 ml d'acqua.

Il lievito di birra fresco in Italia sta in ogni supermercato, in panetti da 25 g, e altrove si trova con più fatica. Il secco attivo lavora a un terzo del peso: 1,3 g al posto di 4, 0,7 scarsi al posto di 2, sciolti prima nell'acqua. L'istantaneo, stessa dose, direttamente nella farina.

Il fior di latte è mozzarella di latte vaccino, ed è quello che va sulla margherita in un forno a legna. La bufala è più bagnata e conviene aggiungerla a metà cottura. Nei paesi dove l'unica mozzarella è il panetto a bassa umidità, usalo: colora di più e cola di meno, e nel forno di casa si comporta bene. Quello che non funziona è la mozzarella già grattugiata e impolverata di amido.

I pelati schiacciati a mano battono ogni salsa pronta che abbiamo provato, perché portano acqua e acidità che cuociono in forno. San Marzano se li trovi, un buon pomodoro lungo altrimenti. La passata va bene in emergenza: è più liscia e un po' più dolce, quindi salta il sale.

Da Napoli al forno di casa, e il corso di Piazza Margana

La margherita come la conosciamo, pomodoro, mozzarella e basilico, è un piatto napoletano, e l'Associazione Verace Pizza Napoletana ne fissa ancora i numeri: un litro d'acqua, 1,6-1,8 kg di farina, 40-60 g di sale, fra 0,1 e 3 g di lievito fresco, panetti da 200 a 280 g, lievitazione da 8 a 24 ore e un forno a 430-480 °C dove la pizza è pronta in 60-90 secondi. La nostra ricetta tiene il sale, il peso dei panetti e la lievitazione lunga, aggiunge un cucchiaio d'olio e un po' d'acqua in più di quanta ne ammetta Napoli, e cambia soprattutto il forno, perché nessuno ha 450 °C in casa. A 250 °C il disco ha bisogno di 5-7 minuti, quindi entra più sottile e con meno pomodoro che a Napoli, e il cornicione esce più croccante, più vicino a quello che a Roma ci si aspetta.

Roma infatti ha la sua pizza, sottile e scrocchiarella, tirata col matterello in molte pizzerie e aperta a mano nelle migliori, e la disputa fra le due città è più vecchia della scuola. Insegniamo la tonda stesa a mano perché è quella che si porta a casa senza forno a legna, e perché aprire un panetto con le dita è il gesto che la gente ricorda.

La pizza si mangia intera, nel piatto, con coltello e forchetta o piegata a portafoglio come fanno i napoletani per strada. Non aspetta: cinque minuti dopo il forno la mozzarella si stringe e la base si ammorbidisce.

Nel corso di pizza e gelato in Piazza Margana 22 l'impasto lo fai da zero, lo stendi a mano, scegli il condimento e lo cuoci, poi la sessione si chiude con il gelato italiano, in circa due ore e mezza. I bambini impastano accanto agli adulti, il menù è adatto ai vegetariani, e per chi vuole la cucina tutta per sé esiste la versione privata dello stesso corso.

Ingredienti

  • 600 g di farina 00 per pizza, 150 g a persona, W 260-300

  • 380 ml di acqua, 95 ml a persona, a circa 25 °C

  • 16 g di sale fino, 4 g a persona, mescolato alla farina, mai sul lievito

  • 4 g di lievito di birra fresco, 1 g a persona, per la lievitazione di sei ore; 2 g in tutto, mezzo grammo a persona, per le 24 ore in frigo

  • 12 g di olio extravergine d'oliva, 3 g a persona, nell'impasto, più un cucchiaino a pizza per finire

  • 400 g di pomodori pelati, 100 g a pizza, schiacciati a mano con un pizzico di sale

  • 400 g di fior di latte, 100 g a pizza, a listarelle e scolato 2 ore

  • 40 g di grana o parmigiano grattugiato, 10 g a pizza

  • 8 foglie di basilico, 2 a pizza, aggiunte dopo la cottura

Procedimento

  1. 1

    Pesa, sciogli, poi impasta per 15 minuti. 600 g di farina 00 per pizza con W 260-300, 380 ml di acqua a circa 25 °C, 16 g di sale, 4 g di lievito di birra fresco per la strada delle sei ore o 2 g per la notte in frigo, 12 g di olio extravergine. Lievito sciolto nell'acqua, sale mescolato alla farina, così i due non si toccano mai da soli. Lavora sulla spianatoia finché l'impasto smette di strapparsi e diventa liscio.

  2. 2

    Poi scegli i tempi. Strada corta: 4 ore in ciotola coperta a 26-28 °C, fino al raddoppio, poi quattro panetti da 250 g e altre 2 ore sotto un canovaccio. Strada lunga: 1 ora fuori, 24 ore in frigo in un contenitore chiuso, 2 o 3 ore a temperatura ambiente prima di toccarlo. Quello del frigo si stende meglio e sa di grano, non di lievito.

  3. 3

    Il condimento è pronto prima di aprire il primo panetto. 400 g di pelati schiacciati a mano con un pizzico di sale, mai cotti. 400 g di fior di latte a listarelle, scolato due ore in un colino. 40 g di grana grattugiato, otto foglie di basilico, l'olio.

  4. 4

    Il disco si apre con i polpastrelli, dal centro verso il bordo, lasciando stare gli ultimi 2 cm. Lì finisce l'aria, e il matterello la caccerebbe fuori. Gira, premi, gira ancora; a 28 cm di diametro e 3 mm di spessore al centro, fermati.

  5. 5

    Cottura alta e breve. Pietra refrattaria o teglia pesante rovesciata, scaldata a 250 °C per 40 minuti in alto nel forno, 5-7 minuti a pizza. Pomodoro e grana prima, mozzarella subito o a metà se il forno è lento, basilico e olio alla fine. Pronta quando il fondo ha macchie brune e il cornicione ha fatto le bolle.

Scritto da

Francesco Ieriti

Fondatore di Italian Cooking Classes in Rome e chef, con più di 14 anni nella ristorazione internazionale. Scrive le ricette di questo blog come vengono insegnate in classe a Piazza Margana 22: a persona, errori compresi.

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