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Corsi con questa ricetta
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Il barattolo di crema spalmabile entra in questa cucina almeno una volta al mese. Qualcuno lo tira fuori dalla borsa convinto di aver risolto il problema della nocciola, e noi lo rimettiamo via con gentilezza: quella è zucchero e olio di palma con un po' di cacao, e nel gelato sa di cacao e di grasso. La nocciola è un'altra cosa.
Il gelato alla nocciola fatto in casa che insegniamo a Piazza Margana 22 parte da 120 g di nocciole crude, tostate in forno e frullate finché non diventano pasta. Poi latte intero, panna, zucchero e un cucchiaio di miele. Niente uova, niente gelatiera: la vaschetta va in freezer e la frusta fa il lavoro del cestello, un giro ogni 30 minuti per 4 ore.
È il gusto più severo della vetrina. Il pistacchio perdona una tostatura tiepida, la nocciola no: se il forno l'ha bruciata lo senti al primo cucchiaio, se è cruda sa di latte dolce e basta. Per questo in classe ci passiamo più tempo di quanto la gente si aspetti.
Ingredienti del gelato alla nocciola fatto in casa per 4 persone
Dosi per quattro coppette. Le teniamo anche a persona, così si ricordano senza foglietto.
- 120 g di nocciole sgusciate crude, 30 g a persona: 100 g diventano pasta, 20 g granella per la finitura
- 240 g di latte intero, 60 g a persona, mai parzialmente scremato
- 120 g di panna fresca liquida, 30 g a persona, almeno il 35% di grassi
- 80 g di zucchero, 20 g a persona
- 40 g di miele chiaro, 10 g a persona, acacia o millefiori
- un pizzico di sale fino
- acqua e ghiaccio per il bagno di raffreddamento
Sul grasso non si tratta. Latte intero e panna vera sono la parte della ricetta che riveste i cristalli di ghiaccio e tiene morbida la pallina in un freezer di casa, dove non c'è una pala che gira.
Sulle nocciole: comprale crude, sgusciate, con la pellicina addosso. Quelle già tostate in busta hanno quasi sempre mesi sulle spalle e poco profumo. Se trovi la Tonda Gentile Trilobata, quella tutelata come Nocciola Piemonte IGP, prendila: seme da 17-21 mm, pellicina che in forno si stacca quasi da sola, sapore che resta in bocca dopo che il dolce è passato. Costa di più, ma qui ce ne sono 120 g in tutto.
Tostare e spellare: i dieci minuti che decidono il sapore
Forno a 180 °C, nocciole in un solo strato sulla teglia, 10 minuti, una scossa alla teglia a metà. Il margine fra tostato e bruciato sta in un paio di minuti, ed è per questo che in classe puntiamo un timer invece di fidarci del naso.
I segnali sono tre. La pellicina si screpola e comincia a staccarsi, la cucina si riempie di profumo, e un seme aperto a metà con il coltello ha il cuore color oro chiaro. Se il cuore è marrone la tostatura è andata oltre, e quell'amaro non si recupera con lo zucchero: te lo ritrovi nel gelato finito come una nota di caffè bruciato.
La spellatura si fa a caldo. Nocciole rovesciate subito su un canovaccio pulito, canovaccio chiuso, un minuto di sfregamento energico. Le pellicine vengono via quasi tutte; qualche puntino scuro che resiste non dà fastidio. Chi aspetta che si raffreddino per non scottarsi le dita scopre che la pellicina si è riattaccata e non viene più via.
La pellicina va tolta perché è tannica, un po' amara, e nel gelato lascia un retrogusto secco e un colore più scuro. Non è una questione estetica.
Perché la pasta di nocciole batte la granella
Chi arriva da noi con l'idea di mettere la granella nel composto cambia idea dopo il primo assaggio. La granella è sapore chiuso dentro pezzetti: la bocca sente il croccante, il latte intorno resta latte. Il gelato alla nocciola vero è liscio, beige, e sa di nocciola in ogni cucchiaiata perché il grasso del seme si è sciolto nella base. Per arrivarci il seme va rotto fino in fondo.
Il frullatore fa il lavoro in 5-8 minuti, a impulsi di 20 secondi, raschiando le pareti fra uno e l'altro. Le nocciole passano da polvere a sabbia umida e poi, di colpo, a una pasta lucida che cola lenta dal cucchiaio: è l'olio che esce. Fermati lì. I 100 g spellati rendono circa 90 g di pasta. Gli altri 20 g, tritati a coltello, vanno sopra alla fine, dove il croccante ha un senso.
Il barattolo dell'inizio non è pasta di nocciole. La pasta è nocciole tostate e macinate, un ingrediente solo: densa come un miele, con un velo d'olio in superficie dopo qualche ora. Se preferisci comprarla invece di farla, l'etichetta deve dire questo e basta. Appena compare zucchero, olio vegetale o cacao davanti alla parola nocciole, è un altro prodotto e fa un altro gelato.
Zucchero e miele: l'equilibrio che lo tiene morbido senza gelatiera
Un gelato senza gelatiera vive o muore sugli zuccheri. La macchina rimedia a un composto sbilanciato raschiandolo di continuo; il freezer di casa no, e un composto con poco zucchero diventa una mattonella in due ore.
Le dosi sono 80 g di zucchero e 40 g di miele, 120 g di zuccheri in tutto su 240 g di latte e 120 g di panna. Il miele sta al posto del glucosio delle ricette professionali, nella stessa quantità, e fa il suo stesso lavoro: abbassa il punto di congelamento, così a meno diciotto una parte dell'acqua resta liquida e la pallina si taglia invece di scheggiarsi. Con 120 g di solo zucchero il gelato verrebbe più duro.
Anche la panna qui è un pezzo dell'equilibrio. Ne mettiamo 120 g, più di quanto farebbe una ricetta pensata per la gelatiera, perché il grasso riveste i cristalli e fa da ammortizzatore alle ore in freezer. Niente uova: la nocciola porta già il suo grasso, e un tuorlo coprirebbe il tostato con un sapore di crema pasticcera che qui non c'entra.
Il metodo raccontato, dal pentolino alla vaschetta
In classe il pentolino parte quando le nocciole sono già pasta, mai prima. È la base che aspetta la pasta, non il contrario.
Prima il latte. 240 g di latte intero con 80 g di zucchero e 40 g di miele, fuoco basso, 5 minuti circa di cucchiaio. Serve arrivare a 70 °C, e il termometro vale più dell'occhio: a 70 il latte fuma e lo zucchero è sparito, ma il bordo è ancora fermo. Se bolle non è un dramma, però il latte cambia gusto e manda via in vapore acqua che avevi pesato.
Poi l'emulsione, che quasi nessuno rispetta. Nel pentolino spento entrano i 120 g di panna, la pasta di nocciole e il pizzico di sale, e il minipimer lavora un minuto intero con la testa sotto il liquido. In classe qualcuno molla a venti secondi, e si vede: il composto resta striato e in cima galleggia un anello d'olio, quello che la pasta ha rilasciato e che le proteine del latte non hanno ancora catturato. Altri 30 secondi e sparisce. Il colore giusto è un beige uniforme, senza schiuma.
Freddo, prima che gelato. Pentolino dentro una ciotola con acqua e ghiaccio, 30 minuti, una mescolata ogni tanto, finché la base è fredda al dito. In frigo si arriva allo stesso punto in 3-4 ore.
La vaschetta d'acciaio è il cestello. Base fredda in un contenitore basso, 2-3 cm di spessore, coperto, in freezer. Da lì la frusta fa il lavoro della macchina: ogni 30 minuti si tira fuori e si trascina il bordo gelato verso il centro morbido finché non è tutto uniforme, poi di nuovo dentro. Otto giri, 4 ore. Dopo 2 ore ha l'aria di un gelato soft, all'ultimo giro tiene il segno della frusta.
Poi 10 minuti fuori dal freezer, così la paletta entra, e la granella sopra.
Gli errori che vediamo in classe
Il forno che dice 180 e fa 200. Le nocciole escono marroni, la pasta viene scura e il gelato amaro. Con un forno che non conosci, apri a 7 minuti e taglia un seme.
Il frullatore fermato alla farina. Sembra pronto, è polvere secca; nel latte si sente come sabbia sotto i denti. La pasta deve colare dal cucchiaio, e finché non cola si continua.
La testa del minipimer che esce dal liquido. Incorpora aria, la base diventa una mousse e congela in qualcosa a metà fra gelato e semifreddo.
La base tiepida in freezer perché il tempo stringe. Congela piano dai bordi, forma cristalli lunghi e resta sabbiosa. Nessun giro di frusta la rimette a posto.
Il giro dimenticato. Parte una chiacchiera, passano quarantacinque minuti e la vaschetta è una lastra con il centro a granita. Frustarla così produce schegge di ghiaccio dentro una crema. Il recupero c'è: 10 minuti fuori, minipimer finché è liscia, e si ricomincia dai giri di 30 minuti. Non viene fine come doveva, ma è gelato.
La vaschetta di plastica alta. Congela solo ai bordi, e al terzo giro il centro è ancora liquido mentre l'orlo è pietra. Acciaio, largo e basso.
La panna da montare con gli stabilizzanti al posto della panna fresca. Congela in un altro modo e la pallina viene gommosa.
Conservazione, anticipo e la coppetta con il pistacchio
Si conserva una settimana in freezer, in un contenitore chiuso, e ogni giorno si indurisce un po': dal secondo giorno dagli 15 minuti fuori e una mescolata col cucchiaio prima di servirlo. Quello che si è sciolto non va ricongelato, torna ghiaccio.
L'anticipo intelligente è sulle nocciole. Tostatura e pasta si possono fare il giorno prima e tenere in un barattolo chiuso; il giorno dopo restano i 5 minuti di pentolino, la mezz'ora di ghiaccio e le 4 ore di freezer.
Il gelato alla nocciola viene dal nord. Le colline piemontesi fra Alba e Cuneo coltivano nocciole da secoli, ed è stata Torino a farne il gianduia, nocciola e cioccolato insieme. La nocciola pura resta la prova del gelataio, perché non ha il cacao dietro cui nascondersi.
A Roma la coppetta classica la mette accanto al pistacchio. Sono i due gusti che le gelaterie tengono vicini, e il metodo senza macchina è lo stesso: il gelato al pistacchio senza gelatiera ha la sua pagina, con le differenze di colore e di tostatura.
Dove imparare il gelato alla nocciola a Roma
Nella nostra cucina di Piazza Margana 22, nel centro storico di Roma. Il corso di gelato dura circa 90 minuti e gira intorno alla base, perché è lì che si decide la consistenza: si tosta, si frulla, si emulsiona. Senza macchine, così quello che fai in classe lo rifai nella tua cucina con un forno, un pentolino e una vaschetta d'acciaio. Si comincia con un benvenuto di vino, caffè espresso e biscotti, e il menu di esempio ha proprio i due classici, pistacchio e nocciola. La stessa lezione esiste in versione privata, con lo chef dedicato e la libertà di scegliere i gusti.
Chi vuole abbinarlo alla pizza lo trova alla fine del corso di pizza e gelato, circa due ore e mezza in cui si impasta e si stende la pizza a mano prima di passare al gelato. L'impasto ha una pagina sua, quella sulla pizza tonda fatta in casa. Il resto dei corsi è nella pagina dei corsi di cucina.
Dettagli ricetta
Il gelato alla nocciola come lo facciamo nel laboratorio di gelato in Piazza Margana 22: nocciole intere tostate in forno e frullate fino a farne una pasta, base di latte e panna dolcificata con zucchero e un cucchiaio di miele, niente uova e niente gelatiera. Il composto va in freezer in una vaschetta d'acciaio bassa e si mescola ogni 30 minuti per 4 ore. La regola è una sola: il sapore viene dalle nocciole che hai tostato tu, mai da un barattolo di crema spalmabile.

Preparazione
Tosta 120 g di nocciole a 180 °C
Distribuisci 120 g di nocciole sgusciate in un solo strato su una teglia e infornale a 180 °C per 10 minuti, scuotendo la teglia una volta a metà cottura perché prendano colore in modo uniforme. Sono pronte quando la pellicina si è spaccata e sollevata, la cucina profuma di nocciola e un seme tagliato a metà è oro chiaro al centro. Marrone vuol dire amaro, e l'amaro non si corregge dopo con lo zucchero. Rovesciale subito su un canovaccio pulito.
Spellale e frulla 100 g in pasta
Chiudi il canovaccio sulle nocciole calde e sfregale con forza per un minuto: quasi tutte le pellicine vengono via, e qualche puntino che resiste non dà fastidio. Metti da parte 20 g e tritale a coltello per la finitura. Le altre 100 g, ancora tiepide, vanno nel frullatore a impulsi di 20 secondi, raschiando le pareti fra un impulso e l'altro, per 5-8 minuti in tutto. Passano da polvere a sabbia umida a pasta lucida che cola lenta dal cucchiaio. Fermati lì.
Scalda latte, zucchero e miele a 70 °C
Versa 240 g di latte intero in un pentolino con 80 g di zucchero e 40 g di miele. Fuoco basso, mescolando, per 5 minuti circa: lo zucchero si scioglie, sale il vapore e il termometro segna 70 °C. Niente bollicine sul bordo. Se bolle non è un disastro, ma cambia il gusto del latte e perdi acqua che avevi pesato. Togli il pentolino dal fuoco appena arriva a temperatura.
Emulsiona con panna e pasta di nocciole
Fuori dal fuoco aggiungi 120 g di panna fresca, la pasta di nocciole e un pizzico di sale. Frulla con il minipimer per un minuto intero tenendo la testa sotto la superficie, così non incorpori aria. Il composto passa da striato a un beige uniforme e in superficie non galleggia nessun anello d'olio. Se galleggia, frulla altri 30 secondi: la pasta ha rilasciato olio che le proteine del latte devono ancora catturare.
Raffredda la base nel bagno di ghiaccio
Appoggia il pentolino in una ciotola più grande con acqua e ghiaccio e mescola ogni tanto per 30 minuti, finché la base non è fredda al dito. Va bene anche il frigorifero, ma servono 3-4 ore. È questo passaggio a decidere la consistenza: una base tiepida congela piano dall'esterno verso l'interno e forma cristalli lunghi, una fredda congela in fretta e fine. Se lo salti, le mescolate dopo inseguono un problema creato qui.
Congela mescolando ogni 30 minuti per 4 ore
Versa la base fredda in una vaschetta d'acciaio bassa, 2-3 cm di spessore al massimo, coprila e mettila in freezer. Ogni 30 minuti tirala fuori e lavora con la frusta, trascinando il bordo gelato verso il centro morbido finché non è uniforme, poi di nuovo dentro. Otto giri. Dopo 2 ore sembra un gelato soft; alla fine è sodo abbastanza da tenere il segno della frusta. Punta un timer: il giro che dimentichi è quello che trasforma la vaschetta in un blocco.
Fai riposare, servi e completa con la granella
Tira fuori il gelato 10 minuti prima di servirlo, così si ammorbidisce quanto basta per la paletta, e servilo in coppetta o sul cono con i 20 g di granella di nocciole tostate sopra. Si conserva in freezer una settimana in un contenitore chiuso, ma ogni giorno si indurisce un po': dagli 15 minuti fuori e una mescolata col cucchiaio prima di servirlo. Quello che si è sciolto non va ricongelato.
Cosa fa la frusta là dentro, e il giro che tutti dimenticano
Il gelato è acqua, grasso, zucchero e aria, e tutto il mestiere sta nel tenere l'acqua in cristalli così piccoli da non sentirli sulla lingua. La gelatiera lo fa raschiando di continuo le pareti di un cestello gelato. In freezer il composto congela dalle pareti verso il centro, e i cristalli che nascono lì continuano a crescere finché nessuno li rompe. Ogni giro di frusta li frantuma e rimescola il bordo gelato nel centro morbido, così i cristalli successivi ripartono piccoli. Il metodo è tutto qui. Zucchero e miele aiutano perché abbassano il punto di congelamento, e il grasso della panna riveste i cristalli e tiene morbida la pallina.
L'errore che vediamo più spesso in classe non è di tecnica. Qualcuno si mette a chiacchierare, passano quarantacinque minuti, e la vaschetta è diventata una lastra con il centro a granita. Passarci la frusta non la recupera: ottieni schegge di ghiaccio in una crema. Se succede, lasciala ammorbidire 10 minuti, passala col minipimer finché non è liscia e riprendi i giri da 30 minuti. Non verrà fine come doveva, ma sarà gelato.
Il contenitore decide quanto lavoro tocca alla frusta. Una vaschetta di plastica alta congela piano e solo ai bordi, così al terzo giro il centro è ancora liquido mentre il bordo è pietra. Acciaio, largo e basso, 2-3 cm di composto: congela uniforme e in fretta. Altrettanto spesso la base entra in freezer tiepida perché il tempo stringe: congela lenta, forma cristalli lunghi e resta sabbiosa qualunque cosa tu faccia dopo. Il bagno di ghiaccio dura 30 minuti; è la mezz'ora meglio spesa della ricetta.
Un'altra cosa succede prima, al frullatore. Se la testa esce dalla superficie mentre emulsioni, incorpora aria, e una base schiumosa congela in qualcosa a metà fra gelato e semifreddo. Tienila sotto: il composto deve sembrare latte denso, non una mousse.
Nocciole, pasta di nocciole e cosa comprare fuori dall'Italia
La nocciola che un italiano ha in mente quando dice gelato alla nocciola è la Tonda Gentile Trilobata, coltivata in Piemonte e tutelata come Nocciola Piemonte IGP: seme tondeggiante da 17-21 mm, pellicina che in forno si stacca pulita, sapore che resta in bocca a lungo dopo che il dolce è passato. Costa più delle altre e qui vale la spesa, perché nella ricetta ce ne sono solo 120 g e nient'altro fa il lavoro. Se non la trovi, va bene qualunque nocciola sgusciata fresca e cruda: comprala cruda e tostala tu, perché quelle già tostate spesso sono vecchie e hanno perso profumo.
Pasta di nocciole e crema spalmabile sono due prodotti diversi, ed è qui che la maggior parte dei tentativi casalinghi va storta. La pasta è nocciole tostate e macinate al 100%, nient'altro, densa come un miele con un velo d'olio in superficie dopo un po'. La crema è zucchero, olio di palma, un po' di cacao e qualche nocciola, e nel gelato sa di cacao e di grasso. Se preferisci comprare la pasta invece di farla, leggi l'etichetta: un ingrediente solo.
Sul miele: sostituisce il glucosio delle ricette professionali, stessa dose, e fa lo stesso lavoro di tenere il gelato morbido in un freezer di casa. Scegline uno chiaro, acacia o millefiori. Un miele di castagno si sente. Sulla panna: deve essere panna fresca liquida con almeno il 35% di grassi, non una panna da montare con stabilizzanti, che cambia il modo in cui la base congela.
Latte intero, non parzialmente scremato. Il grasso è parte della ricetta e la differenza si vede alla paletta.
Dalle Langhe alla coppetta romana: origine, gianduia e come si serve
Il gelato alla nocciola viene dal nord, non da Roma. Le colline piemontesi intorno ad Alba e Cuneo coltivano nocciole da secoli, ed è stata Torino a trasformarle nel gianduia, la pasta di nocciole e cioccolato che è diventata un gusto di gelato a sé. La nocciola da sola, senza cacao, è la versione più pura e quella che rivela se la tostatura è stata fatta bene: in una buona senti prima il tostato, poi il latte, e il dolce resta dietro a tutti e due.
A Roma l'abbinamento classico è con il pistacchio nella stessa coppetta, i due gusti che le gelaterie tengono vicini perché si vendono insieme. La coppetta col cucchiaino mostra la consistenza meglio del cono, ed è così che lo serviamo in classe, con la granella di nocciole tostate sopra e nient'altro. La panna montata sopra è un'abitudine romana e nessuno te la vieta.
È uno dei gusti che insegniamo nel laboratorio di gelato in Piazza Margana 22, una lezione di 90 minuti che passa quasi tutta sulla base, perché è lì che si decide la consistenza, ed è il gelato che chiude il corso di pizza e gelato e la sua versione senza glutine, visto che di farina qui non ce n'è da nessuna parte. Il senso di insegnarlo senza macchina è che il metodo torna a casa con te: un forno, un pentolino, una vaschetta d'acciaio e un timer.
Il gelato è naturalmente senza glutine: nel corso di pizza e gelato senza glutine cambia solo il cono, con una versione senza glutine.
Ingredienti
120 g di nocciole sgusciate, 30 g a persona, tostate: 100 g per la pasta e 20 g in granella per la finitura
240 g di latte intero, 60 g a persona
120 g di panna fresca, 30 g a persona, almeno 35% di grassi
80 g di zucchero, 20 g a persona
40 g di miele, 10 g a persona, delicato, tipo acacia
Un pizzico di sale fino
Acqua e ghiaccio per il bagno di raffreddamento
Procedimento
- 1
Prima si tostano le nocciole, perché tutto il resto aspetta loro. 120 g di nocciole sgusciate su una teglia a 180 °C per 10 minuti, girate una volta a metà. Si tolgono quando la pellicina si è screpolata e il seme sotto è color oro chiaro, non marrone. Si sfregano in un canovaccio ancora calde, se ne tengono da parte 20 g per la granella e le altre 100 g si frullano a impulsi finché non rilasciano l'olio e diventano una pasta che scivola dal cucchiaio.
- 2
La base è latte, zucchero e miele portati a 70 °C. 240 g di latte intero, 80 g di zucchero e 40 g di miele in un pentolino a fuoco basso per 5 minuti circa: deve fumare, mai bollire. Fuori dal fuoco si aggiungono 120 g di panna, la pasta di nocciole e un pizzico di sale, poi si frulla con il minipimer per un minuto intero così il grasso si emulsiona davvero.
- 3
Freddo prima che gelato. Il pentolino va in una ciotola con acqua e ghiaccio, mescolando ogni tanto per 30 minuti, finché il composto non è freddo al dito. Una base messa in freezer tiepida forma cristalli grossi, e non c'è mescolata che poi li tolga.
- 4
Poi la parte che sostituisce la macchina. Il composto si versa in una vaschetta d'acciaio bassa, va in freezer e si mescola ogni 30 minuti con una frusta, trascinando i bordi gelati verso il centro morbido. Otto giri in 4 ore. Verso il quarto giro sembra un gelato soft; all'ultimo tiene il segno della frusta. Dieci minuti fuori dal freezer, paletta, e la granella sopra.
Scritto da
Francesco Ieriti
Fondatore di Italian Cooking Classes in Rome e chef, con più di 14 anni nella ristorazione internazionale. Scrive le ricette di questo blog come vengono insegnate in classe a Piazza Margana 22: a persona, errori compresi.






