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Ogni settimana qualcuno in cucina fa la stessa faccia: il pecorino è diventato una gomma da masticare sul fondo della padella e l'acqua intorno è tornata trasparente. Non è sfortuna, è temperatura, e la cacio e pepe si impara nel momento in cui capisci dove il formaggio deve stare e dove no.
La ricetta che insegniamo a Piazza Margana 22 sta in una riga: una manciata di pecorino romano a persona, molto pepe nero macinato al momento, poca acqua fredda per farne una pasta, e l'acqua di cottura dei tonnarelli. Niente burro, niente olio, niente panna. La crema non si fa con il formaggio: si fa in padella con l'amido dell'acqua, a fuoco acceso; il pecorino entra dopo, a fuoco spento, e si scioglie in quella crema senza filare. Tutto il resto è dettaglio, e sta qui sotto.
Ingredienti della cacio e pepe per 4 persone
Per quattro persone servono quattro manciate di pecorino, molto pepe, qualche cucchiaio d'acqua fredda e un mestolo di acqua di cottura a persona.
- tonnarelli freschi per 4 persone, dalla ricetta della pasta fresca; oppure 320 g di pasta secca, 80 g a persona
- 4 manciate di pecorino romano, una a persona, circa 60 g, grattugiato fine
- pepe nero in grani, macinato al momento, abbondante
- poca acqua fredda, qualche cucchiaio, per la pasta di formaggio
- 4 mestoli di acqua di cottura, uno a persona, per la mantecatura
- 4 litri d'acqua e 40 g di sale grosso per la pentola, meno del solito: il pecorino è già salato
La regola a persona regge a qualunque numero: sei persone, sei manciate, sei mestoli. Il pepe non si conta: si macina finché non sembra troppo, e poi ancora un po'.
La pasta di formaggio: pecorino, pepe e acqua fredda
Il primo gesto si fa prima ancora di mettere l'acqua sul fuoco. In una ciotola larga metti il pecorino grattugiato fine e il pepe macinato, poi aggiungi poca acqua fredda, un cucchiaio alla volta, e mescola con una forchetta. Il formaggio passa da sabbia bagnata a una pasta densa, liscia, spalmabile. Fermati lì: deve restare una pasta, non una crema liquida.
L'acqua fredda è il punto. Il pecorino romano è un formaggio di pecora stagionato, con proteine che si contraggono in fretta con il calore: sopra i 70 gradi la caseina si stringe, espelle il grasso e il formaggio si separa in fili e unto. Idratato a freddo, invece, si scioglie dolcemente quando incontra la crema di amido, e la fiamma non lo vede mai. La ciotola aspetta accanto ai fornelli finché la pasta non è in padella.
Perché la crema si fa con l'acqua, non con il formaggio
Quello che tiene insieme una cacio e pepe è l'amido. L'acqua in cui hanno cotto i tonnarelli freschi è torbida di farina e di amido, e quando la fai ridurre in padella con la pasta diventa una crema che vela i fili prima ancora che il formaggio entri. È in quella crema che il pecorino si scioglie: trova un liquido denso, tiepido, e ci si lega senza separarsi.
Per questo prima di scolare si tiene una tazza abbondante di acqua di cottura, e per questo la padella conta: larga, così i tonnarelli stanno in uno strato e la crema si forma in un minuto. In una padella piccola e profonda la pasta sta in mucchio, il fondo scalda troppo e la parte sopra resta asciutta. I tonnarelli freschi, con la loro superficie ruvida e la farina che rilasciano, aiutano più di qualsiasi formato secco; con la pasta secca serve semplicemente un po' d'acqua in più.
Come si fa la cacio e pepe, passo dopo passo
Cuoci i tonnarelli in 4 litri d'acqua con 40 g di sale grosso: galleggiano dopo un minuto e sono pronti sessanta o novanta secondi dopo, ancora sodi al centro. Con gli spaghetti secchi, al dente secondo la confezione. Tieni una tazza abbondante di acqua di cottura e scola senza sciacquare.
Manteca in padella con l'acqua. La pasta scolata va in una padella larga con un mestolo di acqua di cottura a persona, sul fuoco, muovendola in continuazione, finché l'amido non addensa l'acqua in una crema che veste i fili: un minuto, forse due. Il fondo deve restare velato, mai asciutto.
Spegni il fuoco, aggiungi la pasta di pecorino. Padella su un fornello spento, dentro la pasta di formaggio e pepe, e mescola con energia: si scioglie nella crema e la fa diventare lucida e compatta. Se tira, un cucchiaio d'acqua di cottura; se è lenta, altri due giri fuori dal fuoco. Piatti caldi, altra macinata di pepe, in tavola subito.
Gli errori che vediamo in classe, nell'ordine in cui capitano
Il formaggio nell'acqua bollente. Qualcuno versa il pecorino direttamente nella padella con l'acqua che sobbolle: fili e unto in cinque secondi. Il pecorino si idrata a freddo nella ciotola, e incontra la pasta solo attraverso la crema di amido.
La padella ancora sul fuoco. È l'istinto: la crema sembra lenta e si lascia la fiamma accesa mentre entra il formaggio. Sopra i 70 gradi il pecorino fila. Fuoco spento prima, formaggio dopo, sempre in quest'ordine.
Poca acqua tenuta da parte. Chi scola tutto e poi cerca l'acqua nel lavandino finisce con una pasta asciutta e un formaggio che si aggrappa a grumi. La tazza si riempie prima di scolare.
Il grattugiato in busta e il pepe già macinato. Il primo è secco e spesso tagliato con amido, e fa una crema granulosa; il secondo ha perso gli oli e il piatto viene scialbo. Grattugia fine, pepe in grani macinato sul momento.
Se fila lo stesso, non aggiungere formaggio e non riaccendere: due cucchiai di acqua più fredda, mescola con energia schiacciando i grumi sul bordo. L'amido e il movimento ne recuperano buona parte. Se il formaggio è già un blocco unico, quel piatto è perso: in classe lo diciamo e rifacciamo la pasta di pecorino, che richiede due minuti.
Pecorino romano, pepe e cosa cambia fuori dall'Italia
Il pecorino romano DOP è il formaggio e non si discute; la stagionatura sì. Una forma tra gli otto e i dodici mesi ha sale e carattere e si scioglie senza combattere; una molto vecchia, quella che si sbriciola, ha perso umidità e fila più facilmente: serve un cucchiaio d'acqua in più nella pasta di formaggio. Chiedi un pezzo dal centro della forma e grattalo il giorno stesso.
Fuori dall'Italia si trovano più facilmente il pecorino sardo o il toscano: sono più dolci e funzionano come formaggio, ma il piatto smette di sapere di Roma. Il parmigiano fa una cosa piacevole e diversa, più vicina a una salsa al burro. Se il romano non c'è, prendi il formaggio di pecora più stagionato e più salato del banco e tieni le dosi uguali.
Il pepe deve partire in grani. Quello già macinato ha perso gli oli, e il piatto viene piatto invece che caldo. Qualsiasi buon pepe nero va bene, macinato grosso al momento, in quantità che sembri eccessiva.
Un piatto di pastori diventato l'esame più difficile di Roma
La cacio e pepe è più vecchia degli altri due sughi romani di parecchio. Pecorino, pasta secca e pepe nero sono tre cose che un pastore della campagna romana poteva portare con sé per settimane senza che si guastassero, e il pepe scaldava nelle notti fredde della transumanza. Il piatto voleva un fuoco, una pentola e nient'altro. È arrivato nelle trattorie di Roma com'era, e Roma l'ha tenuto così.
Per questo non perdona. La carbonara ha i tuorli e il grasso del guanciale ad aiutare la mantecatura; l'amatriciana ha il pomodoro. La cacio e pepe ha formaggio, acqua e un cuoco che sa quando spegnere il fuoco. L'Accademia Italiana della Cucina, nel suo giro dei ristoranti della città, l'ha messa per iscritto: gli errori sono olio, burro e panna. Alcune cucine di Roma la finiscono ancora alla vecchia maniera, mescolando pecorino e acqua direttamente nel piatto del cliente.
Il formato conta. I tonnarelli, la pasta fresca romana a sezione quadrata, tengono più crema lungo gli spigoli degli spaghetti e rilasciano più amido nell'acqua: per questo la cuciniamo su quelli. Si serve come primo, in un piatto fondo, senza altro formaggio a tavola oltre a un'ultima grattugiata, con un bicchiere di bianco dei Castelli Romani.
Dove imparare la cacio e pepe a Roma
Nella nostra cucina di Piazza Margana 22, in pieno centro, a due passi da Piazza Venezia. Nel corso di carbonara si cucinano i tre sughi romani nella stessa sessione, carbonara, cacio e pepe e amatriciana, sui tonnarelli che hai tirato e tagliato tu sulla chitarra; alla fine ci si siede a tavola e si mangia quello che si è cucinato, che è anche il momento in cui capisci se la crema è venuta giusta. La versione privata è per un gruppo che vuole la cucina per sé. Le classi condivise si tengono in inglese; in italiano o in spagnolo si prenota una sessione privata. Gli altri corsi sono nella pagina corsi di cucina.
Dettagli ricetta
La cacio e pepe come la insegniamo nella nostra cucina di Piazza Margana 22: una manciata di pecorino romano a persona, molto pepe nero macinato al momento, poca acqua fredda per farne una pasta, e l'acqua di cottura dei tonnarelli. La regola che la definisce è che il formaggio non vede mai la fiamma: la pasta si manteca in padella nella sua acqua finché non fa la crema, si spegne il fuoco e solo allora entra la pasta di pecorino. Niente burro, niente olio, niente panna.

Preparazione
La pasta di pecorino e pepe
In una ciotola larga metti 4 manciate di pecorino romano grattugiato fine e molto pepe nero macinato al momento. Aggiungi poca acqua fredda, un cucchiaio alla volta, e mescola con una forchetta finché non ottieni una pasta densa, liscia e spalmabile. L'acqua fredda è il punto: il formaggio si idrata senza scaldarsi e non fila.
Cuoci i tonnarelli
Porta a bollore 4 litri d'acqua con 40 g di sale grosso, meno del solito perché il pecorino è già salato, e cala i tonnarelli. Galleggiano dopo un minuto e sono pronti 60-90 secondi dopo, ancora sodi al centro. Se usi spaghetti secchi, cuocili al dente secondo la confezione.
Tieni l'acqua di cottura
Prima di scolare, preleva una tazza abbondante di acqua di cottura, quella torbida di amido: ne serve un mestolo a persona in padella e qualche cucchiaio di riserva. Scola la pasta senza sciacquarla.
Manteca in padella con l’acqua
Metti la pasta scolata in una padella larga con un mestolo di acqua di cottura a persona e falla saltare sul fuoco, muovendola in continuazione, finché l'amido non addensa l'acqua in una crema che veste i fili. Un minuto, forse due: il fondo della padella deve restare velato, non asciutto.
Spegni il fuoco e aggiungi il pecorino
Spegni la fiamma e sposta la padella su un fornello spento. Aggiungi la pasta di pecorino e pepe e mescola con energia: si scioglie nella crema di amido e la fa diventare lucida e compatta. Se tira, un cucchiaio d'acqua di cottura; se è lenta, altri due giri fuori dal fuoco, si stringe raffreddando.
Servi subito, con altro pepe
Dividi nei piatti caldi, versa sopra la crema rimasta in padella e finisci con un'altra macinata di pepe nero. Si serve subito: dopo due minuti nel piatto la crema si rapprende.
Perché il pecorino fila, e perché da noi la fiamma è spenta
Il pecorino romano è un formaggio di pecora stagionato con proteine che si contraggono in fretta con il calore: sopra i 70 gradi la caseina si stringe, espelle il grasso e il formaggio si separa in fili e unto. L'acqua che bolle è a 100. Tre cose lo fanno filare: il formaggio versato nell'acqua bollente, la padella ancora sul fuoco quando entra il pecorino, e un formaggio troppo asciutto che cuoce a chiazze. Il metodo che insegniamo evita tutte e tre: il pecorino si idrata con acqua fredda in una pasta, la crema si fa in padella con l'amido dell'acqua di cottura, e il formaggio entra solo a fuoco spento. Se fila lo stesso, non aggiungere formaggio e non riaccendere: due cucchiai di acqua più fredda e mescola con energia, schiacciando i grumi sul bordo.
Pecorino romano, pepe e la pasta secca
Il pecorino romano DOP è il formaggio e non si discute; la stagionatura sì: una forma tra gli otto e i dodici mesi ha sale e carattere e si scioglie senza combattere, una molto vecchia si sbriciola e fila più facilmente. Grattalo fine, sul lato piccolo della grattugia, il giorno stesso: quello in busta è secco e spesso tagliato con amido. Il pepe deve essere in grani, macinato al momento e abbondante: quello già macinato ha perso gli oli e il piatto viene scialbo. Con la pasta secca la cacio e pepe si fa uguale, in mezzo a Roma la fanno così: spaghetti o tonnarelli secchi, 80 g a persona, al dente secondo la confezione, e la stessa mantecatura in padella con l'acqua di cottura.
Un piatto di pastori diventato l’esame più difficile di Roma
Pecorino, pasta secca e pepe nero sono tre cose che un pastore della campagna romana poteva portare con sé per settimane senza che si guastassero, e il pepe scaldava nelle notti della transumanza. Il piatto è arrivato nelle trattorie com'era e Roma l'ha tenuto così: senza burro, senza olio, senza panna. È per questo che non perdona: la carbonara ha i tuorli e il grasso del guanciale ad aiutare, l'amatriciana il pomodoro; la cacio e pepe ha formaggio, acqua e un cuoco che sa quando spegnere il fuoco. Nel corso di carbonara e nella sua versione privata gli stessi tonnarelli tirati a mano portano tutti e tre i sughi romani. Si serve come primo, in un piatto fondo, con un bicchiere di bianco dei Castelli.
Ingredienti
Tonnarelli freschi per 4 persone, dalla nostra ricetta della pasta fresca; oppure 320 g di pasta secca, 80 g a persona
4 manciate di pecorino romano grattugiato fine, una a persona, circa 60 g
Pepe nero in grani, macinato al momento, abbondante
Poca acqua fredda, qualche cucchiaio, per la pasta di formaggio
4 mestoli di acqua di cottura, uno a persona, durante la mantecatura
4 litri d'acqua e 40 g di sale grosso per la pentola, meno sale del solito: il pecorino è già salato
Procedimento
- 1
Prima la pasta di formaggio. In una ciotola larga si mescolano il pecorino grattugiato fine e molto pepe nero macinato al momento con poca acqua fredda, un cucchiaio alla volta, finché non diventano una pasta densa e liscia. Fredda: così il formaggio non fila.
- 2
Poi i tonnarelli. Due o tre minuti in acqua bollente salata con mano leggera. Prima di scolare si tiene una tazza abbondante dell'acqua di cottura, torbida di amido.
- 3
La crema si fa in padella con l'acqua, non con il formaggio. La pasta scolata va in padella con un mestolo di acqua di cottura a persona e si fa saltare sul fuoco finché l'amido non lega e l'acqua non diventa una crema che veste i fili.
- 4
Fuoco spento, pasta di pecorino, si manteca. Si spegne la fiamma, si aggiunge la pasta di formaggio e si mescola con energia: si scioglie nella crema di amido senza filare. Se tira, un cucchiaio d'acqua; se è lenta, ancora due giri fuori dal fuoco. Nel piatto, altro pepe.
Scritto da
Francesco Ieriti
Fondatore di Italian Cooking Classes in Rome e chef, con più di 14 anni nella ristorazione internazionale. Scrive le ricette di questo blog come vengono insegnate in classe a Piazza Margana 22: a persona, errori compresi.



